Ci sono eventi che non finiscono nel momento in cui accadono. È per questo che ho avuto bisogno di tempo prima di scrivere della Biennale di Venezia.
NextGen Collectors and the Art Market non parla semplicemente di nuovi collezionisti. Parla di un cambiamento di mentalità.
Mancano meno di venti giorni alla chiusura della libreria di Hoepli Editore a Milano. Non è una notizia: è un sintomo.
Entrare in THE ONLY TRUE ANARCHY IS THAT OF POWER di Marco Fusinato al PAC significa essere investiti da un ambiente che vibra, pulsa, invade.
Ci sono mostre che si attraversano velocemente e altre che modificano il tempo con cui si guarda. Ostinato, da Galleria Francesca Minini, appartiene a questa seconda categoria.
Sostenere, portare, mantenere: con Bearing, presentata da Galleria Raffaella Cortese, Gabrielle Goliath porta a Milano un progetto sulla presenza, la vulnerabilità e la memoria corporea.
A Spazio Morgagni, dal 20 al 30 aprile 2026, Man Ray è sottratto alla monumentalità museale e riportato a una dimensione quasi domestica, fatta di attraversamenti e prossimità.
L’edizione 2026 di miart si presenta come una fiera di ampio respiro, capace di restituire al visitatore una sensazione rara: quella di poter sostare, osservare e persino respirare tra le opere.
La primavera del 2026 non inizia con un’inaugurazione, ma con un silenzio. Le porte delle gallerie Tommaso Calabro, a Milano e Venezia, si chiudono quasi in punta di piedi.
Entrando negli spazi di ArtNoble Gallery si ha l’impressione di essere davanti a un sogno: quello di Amparo Viau. Dispiegato su un foglio lungo 40 metri, l’immaginario dell’artista accoglie immediatamente lo sguardo.
Dal 23 marzo al 3 luglio 2026, al Circolo in via della Spiga, Shifting Crossroads | Beirut Contemporary riunisce undici artisti intorno a una città che non si offre mai come totalità.
Dal 13 marzo al 16 aprile 2026, a The Kitchen Art Gallery e Spazio Blue Train, Silvia Franceschi tesse un dialogo intimo tra sedici artisti.
Con MUPA – Museo del Patriarcato, ActionAid porta alle Cisterne della Fabbrica del Vapore parole che pesano: calpestare, gender gap, femminicidio.
Dal 4 marzo al 23 maggio 2026 Jason Martin celebra il sessantesimo anno della galleria con otto opere in cui il colore è struttura, non decorazione.
Artisti e curatori firmano la lettera del collettivo ANGA. Di fronte a tutto questo, quale resta la risposta della Biennale di Venezia?
Mosa One, all’abbazia di San Paolo d’Argon, mette in luce le sfide del presente: passaporti, colombe e scritte in arabo come simboli di libertà di espressione.
Dal 19 al 22 marzo 2026 la quindicesima edizione trasforma Superstudio Più in un percorso tra arte, emozione e sperimentazione visiva.
Un incontro può nascere da una domanda condivisa più che da un tema dichiarato. Il talk One Drop, presentato alla quindicesima edizione di MIA Photo Fair, intreccia pratiche artistiche, riflessione scientifica e urgenze ambientali attorno all'acqua.
Visionaria, disobbediente, femminista. Milli Gandini, artista e agitatrice culturale, di fronte a una Varese degli anni ’70 soffocata dal grigiore dei rigurgiti neofascisti che tentavano di spegnere ogni dissenso.
Quando il corpo, con la sua capacità di sovvertire norme e generare piacere, diventa merce, sorge una domanda: può essere un atto di ribellione politica o è solo un’altra forma di sottomissione al mercato?
Padelliqui nestia endionsequis rempore sciliqui aut am renisciti ut ut et estecerum, omnimolor sam, sae. Ut ea ped ute plant molore, unt occatectam apelendi arumquiam.
La denominazione Stranieri Ovunque — Foreigners Everywhere riflette davvero il lavoro del collettivo Claire Fontaine? È un titolo appropriato per questa edizione della Biennale di Venezia?