Entrare in THE ONLY TRUE ANARCHY IS THAT OF POWER di Marco Fusinato al PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea significa essere investiti da un ambiente che vibra, pulsa, invade. Le sale del PAC perdono la loro neutralità e diventano un territorio attraversato da rumore, immagini e tensione. Il suono si diffonde come una presenza fisica, mentre la ripetizione visiva costruisce un ritmo ossessivo, vicino alla protesta, alla frattura, all’insistenza.
La mostra non concede tregua. Ogni elemento sembra agire sul corpo prima ancora che sul pensiero, generando una percezione instabile, sospesa tra attrazione e disagio. L’atmosfera è carica, quasi elettrica: frammenti visivi e impulsi sonori si accumulano fino a creare una pressione costante, una sensazione di allarme trattenuto che attraversa l’intero percorso.
Al centro di questa esperienza si trova Desastres, la monumentale installazione-performance che rende Fusinato presenza attiva dentro l’opera. Ogni giorno, dalle 17 alle 19, l’artista abita lo spazio del PAC con la sua chitarra elettrica, producendo un flusso continuo di suono e immagini. La performance si sviluppa come un organismo aperto, senza inizio né conclusione definitiva, alimentato da frequenze imprevedibili e connessioni spontanee.
Le immagini scorrono come apparizioni improvvise: dettagli della storia dell’arte, manoscritti, figure di suonatori di liuto, richiami ai Caprichos di Francisco Goya, animali, corpi, fosse comuni. Il percorso assume la forma di un archivio disturbato, dove memoria e violenza convivono nello stesso spazio visivo. Nulla viene spiegato, tutto affiora.
Tra le opere emerge anche Mass Black Implosion (2007–in corso), serie in cui le partiture musicali vengono attraversate da una linea nera che interrompe la lettura tradizionale. Il gesto cancella la sequenza, altera il tempo, trasforma lo spartito in superficie di attrito. La musica smette di essere ordine e diventa traccia, interruzione, possibilità.
La project room finale raccoglie la produzione solista di Fusinato dal 2009 a oggi. I vinili esposti costruiscono una costellazione coerente, dominata dal bianco e dal nero, colori che attraversano tutta la mostra come segni di essenzialità e radicalità.
L’estetica del rumore che attraversa il lavoro di Fusinato richiama apertamente L’arte dei rumori di Luigi Russolo, riportando il suono a una dimensione primaria, capace di incidere sullo spazio e alterare la percezione.
Quando si esce dal PAC, resta addosso una vibrazione persistente. Le immagini si confondono, il rumore continua mentalmente, come un’eco che rifiuta di spegnersi. La sensazione è quella di aver attraversato qualcosa che continua a muoversi anche dopo la fine della visita.