SOCIETÀ UMANITARIA, MILANO — 07.2025 — PP. 07–15
Cartografie della memoria
CONCEPT
Il progetto stabilisce una connessione tra passato e pre - sente mettendo in dialogo documenti d’archivio con le opere degli artisti del Triennio NABA. Attraverso la reinterpretazione dei materiali storici e le letture artistiche, esplora il rapporto tra memoria e contemporaneità, aprendo nuove prospettive sul futuro. L’obiettivo è mettere in luce il forte impatto che la narra - zione esercita sulla nostra identità e sul modo in cui per - cepiamo il mondo. Con un’attenzione particolare al Teatro del Popolo e alla Casa degli Emigranti — simboli emblematici dell’impegno sociale della Società Umanitaria — la mostra indaga la memoria come processo dinamico di riscoperta e di attribuzione di nuovi significati. Ogni intervento artistico si configura come un atto di riscrittura, capace di attualizzare il passato e renderlo vivo nel presente.



EXHIBITION DISPLAY
Le opere in mostra dialogano con i materiali d’archivio, presentati attraverso un allestimento temporaneo e modula - re. Questa soluzione flessibile, adattabile agli spazi della Società Umanitaria, garantisce una presentazione versatile senza compromettere l’integrità architettonica della sede.



WORK 1 — Invisible
Invisible propone una duplice esperienza: quella di chi è invisibile nella società e quella di chi sceglie di non vedere. Attraverso una struttura simile a una gabbia collocata all’interno della Società Umanitaria, l’opera esplora l’alienazione degli immigrati e la loro esclusione. Da lon - tano lo spazio appare vuoto, ma entrando e sollevando lo sguardo si rivelano figure sospese e inaccessibili, simboli di distanza e incomunicabilità. Le impronte lasciate a terra custodiscono un messaggio cifrato, decifrabile solo attraverso un’osservazione atten - ta. L’opera diventa così un’esperienza fisica e simbolica dell’esclusione, ma anche un invito a riflettere su come percepiamo – e ignoriamo – l’altro, nella vita come nell’arte.

WORK 2 — A Simple Concept
Sospese dal soffitto, una serie di immagini mostra piedi che sorreggono oggetti e compiono gesti, diventando strumenti di azione e di significato. A Simple Concept ci invi - ta a riconsiderare ciò che è familiare e quotidiano, spesso invisibile perché sempre presente. I piedi, simboli di stabilità e movimento, ci sollecitano a interrogare il nostro sguardo da una prospettiva insolita, aprendoci a nuove visioni delle stranezze della vita. Ogni passante è un viaggiato - re: tutti noi abbiamo camminato verso nuovi luoghi, esterni o interiori. Perché, allora, ciò che è essenziale a volte ci appare così strano?

WORK 3 — Video call
Video call è un ritratto intimo dell’esperienza migratoria, costruito attorno alla voce reale di Shahad. Il video diventa uno spazio sospeso, in cui il tempo si intreccia con i ricordi e la vita quotidiana. Attraverso materiali audiovisivi originali, afferma la necessità di narrazioni autentiche, lontane dagli stereotipi mediatici. La libertà di fruizione consente allo spettatore un ascolto personale, creando un rapporto diretto con la narrazione. Più che un documentario sulla guerra o sulla migrazione, è un invito a riconoscere l’umanità dietro le notizie, ad abbracciare la complessità di un percorso di trasformazione, dolore e resistenza.

WORK 4 — Not an immigrant but I am a foreigner
Not an immigrant but I am a foreigner è un’installazione site-specific collocata nel punto d’incontro di due percor - si all’interno della Società Umanitaria. La scritta, realizza - ta in gomma nera calpestabile, muta con il passaggio dei visitatori, che ne diventano inconsapevoli co-autori. L’opera riflette sugli effetti della migrazione nelle generazioni successive e sul significato più profondo dell’essere straniero, inteso non solo in senso geografico o politico, ma come condizione interiore di spostamento culturale, linguistico o identitario. Cosa accade a chi abita un luogo sen - za sentirlo pienamente proprio? A chi vive tra appartenenze che non coincidono mai del tutto?

CATALOGO
Il catalogo della mostra è suddiviso in più sezioni, comprendenti un’introduzione storica e una breve descrizio - ne dei metodi curatoriali. Il formato di riferimento è quello di un flyer, realizzato con materiali semplici e un’estetica minimalista.
